In evidenza

Il Laboratorio avrà cadenza settimanale con un intensificarsi degli incontri a ridosso della messa in scena dello Spettacolo di fine corso. È previsto un incontro di approfondimento sulla recitazione, di 2 ore al mese, da decidere di comune accordo fra tutti i partecipanti. Queste ulteriori attività non avranno alcun costo aggiuntivo.

Incontro aperto gratuito:

Sabato 17 Ottobre 2020
dalle ore 17.00 alle 18.30


Per tutti coloro che vogliono accostarsi all’Arte Drammatica, il Teatro delle Bambole propone un percorso permanente base condotto da un team di professionisti. 

Si tratta di un approccio “semplice”, basato sui sensi e sul sentire, partendo dalle specificità di ognuno e, con rispetto, si tenterà di determinarle all’interno di un “fatto artistico”.

Tutor del corso: Andrea Cramarossa

Approfondimenti a cura degli attori del Teatro delle Bambole e di altri artisti esterni al gruppo di ricerca. 

Frequenza: una sera durante la settimana in orario serale (o tardo pomeridiano).

Iscrizioni a numero chiuso.
Il Laboratorio si terrà a Bari. La sede dell’incontro sarà comunicata agli interessati: l'incontro si svolgerà all'aperto e sarà garantito il rispetto delle norme per il contenimento del Covid19

 

Per informazioni:

Cell.: 347 3003359 (anche WhatsApp)

info@teatrodellebambole.it 



Maggio 2020: Nasce ARtemvta

“Abbiamo sentito negli anni l’esigenza di incontrarci, di parlarci. Probabilmente non ce ne siamo mai accorti. Probabilmente è saltato questo appuntamento. O è stato comunque un appuntamento fugace, poco profondo.

Per il “dopo” vorrei provare a portarmi proprio questo: la possibilità di riscoprire una volontà di incontro che vada al di là dei soldi, al di là di una finalità che non sia quella della reciprocità.

Potersi ritrovare per ricostituire una comunità che è stata quella teatrale, quella degli artisti, dello spettacolo dal vivo così detto o, più in generale, di tutti coloro che stanno dentro questo grande processo che rende l’uomo anche così speciale.

Ritrovarsi per il piacere della reciprocità, senza un fine, senza un obiettivo determinato e determinante perché questo può diventare facilmente una nuova forma di separazione, che è ciò che abbiamo vissuto poi in questi ultimi tempi a cominciare proprio da una determinazione, io credo, e che, sospendendo il giudizio, un po’, questo voler sospendere il giudizio ma che un po’ in alcune parole ho trovato in certi momenti pesanti e che un po’ serpeggiato questo sentimento o volontà o risentimento nel voler comunque creare divisioni in qualche modo. Trovo che questo non sia giusto, soprattutto in questo momento.

Quindi mi prendo sicuramente gran parte di quel sogno che ha voluto regalarci con il suo racconto Serrani. Lo tengo perché io lì ho trovato qualcosa con ciò che considero sacro e che nessun FUS potrà mai monetizzarmi, tanto meno strapparmi via in nessun modo e che mi porterò sempre con me ed è ciò che mi permette ancora di essere anche qui perché ritengo che sia qualcosa di assolutamente condivisibile, condiviso, che sia vissuto, che sia presente e che sia ancora riproducibile nella parola e nel gesto. Queste parole, questi gesti che sono così importanti e che hanno dei significati che sono davvero DAVVERO - veramente importanti - sono un dono continuo che noi possiamo fare, che noi possiamo decidere di fare e riscoprirlo in questo momento, secondo me, è importante. È importante riappropriarsi del meccanismo del dono, è importante riappropriarsi del meccanismo della reciprocità. Ed è quello che stiamo facendo in questo momento. Quindi stiamo riscoprendo quel fuoco centrale. Stiamo riscoprendo man mano, man mano che il tempo passa e man mano che ci incontriamo e ci parliamo tra sconosciuti, forse, o tra conosciuti… ma impariamo a conoscerci ancor meglio attraverso questa forma ectoplasmatica ed ectoplasmante di noi stessi. E qui però possiamo iniziare a ritrovarci. A ritrovarci come un seme per poter granire dopo, poi, in un terreno più fertile, di una fertilità che ci possa permettere di guardarci veramente negli occhi e quindi io in questo “dopo” spero, spero veramente che si possa uscire da un meccanismo che ci ha costretti in una mercificazione, in una quantificazione di tutto. Finalmente è crollato tutto. Benissimo. Allora abbiamo una nuova prospettiva rispetto al tempo, e quindi ce l’abbiamo rispetto allo spazio. Ce l’abbiamo rispetto a quello spazio, a quel teatro che era stato trasformato in una cavità, non era più uno spazio. Non era più il Teatro il luogo del non-luogo. Non era più eterotopico. Non era più una nave che ci garantiva di viaggiare da un continente all’altro.

E il meccanismo del sogno che è stato raccontato, che ha voluto raccontarci Serrani prima, è quello. È lì che dobbiamo, secondo me, risalire. In quel meccanismo. Farci traghettare noi stessi che quel sogno lo abbiamo fabbricato - lo abbiamo sognato - l’abbiamo costruito. Noi stessi possiamo riprendercelo quel sogno perché un po’ è stato frantumato. E ora noi, secondo me, lo stiamo vedendo questo sogno frantumato. Il nostro sogno è andato in pezzi, vediamo i frammenti.

Volevo riprendere, per concludere, alcune parole che sono state dette.

Resistenza. Si è parlato di resistenza. Ma noi l’abbiamo sempre fatta. La facevamo anche prima questa resistenza.

Siamo isolati. Ma eravamo isolati anche prima. Eravamo isolati anche prima.

Allora che cos’è questa resistenza? Che cos’è questo isolamento che abbiamo vissuto e che viviamo adesso?

Adesso invece io sento che siamo molto meno isolati e siamo molto meno in fase di resistenza rispetto a prima perché avevamo qualcosa o qualcuno che ci divideva, ci costringeva ad essere divisi.”

 

Andrea Cranmarossa

Lunedì 27 aprile 2020

Intervento nell’Assemblea aperta dei teatri e della danza

Il futuro non viene da sé” organizzato da Altre Velocità.

ARTEMVTA.
Estetica e Ricerca sono le strade che abbiamo scelto per iniziare il nostro cammino. Questo sentiero che vediamo, oggi, inscurito dalle lunghe ombre dell'incertezza, lo calpestiamo con determinazione e con un senso di allerta, vigili e inespressivi, volgiamo lo sguardo verso qualsiasi respiro o fremito vitale per carpirne la presenza. 
Siamo consci che l'attualità ci sovrasta; siamo consci che l'esasperazione degli stati d'animo e le continue pressioni determinate anche dall'impossibilità del vivere premono in noi tutti come insaziabili urgenze; siamo consci che la nostra azione debba passare prima da una consapevolezza del permanente e di un sentire più profondo al fine di poter osservare lucidamente cosa fanno con noi le nostre stesse istanze, come e in che cosa ci stanno trasformando; siamo consci che non sia più possibile guardare al presente come a una replica di un passato recente che non ha funzionato, che ha reso le nostre vite automatiche e meccaniche.
L'Estetica darà forma all'Etica, le Ipotesi, alla nostra Ricerca, coagulando il Tempo nella auspicabile ipostasi di un sentire sincero.

Sarà la Natura l'oggetto del nostro agire interiore; sarà la Natura l'atto che vedremo compiersi nella qualità di una rivoluzione che si riappropria della sua oggettività. Ascolteremo la Natura quale unico Maestro della nostra Vita e della nostra Arte. 

ARTEMVTA, vuole racchiudere in questo contesto oggi possibile, proprio l'idea di una nuova possibilità e emancipare il "ricercare" dalla sua intrinseca natura tautologica per farne strumento concreto, anche lavorativo e anche di dignità dell'artista lavoratore, per saziare il motore dei propri bisogni e desideri in una catena di indizi d'austera felicità, per una responsabilità nuova, più sobria, in grado di collocare l'essere umano, e non la sua immagine, in dialogo con tutte le forme viventi e inerti del Pianeta, osservandone le figure ben oltre la rappresentazione di sé.

ARTEMVTA, chiederà ad altre compagine di ricerca, gruppi formali e informali, di teatro e delle varie forme meticce e transculturali, e ai singoli artisti puri e meticci, di intraprendere questo cammino assieme, per ora in qualità evanescenti, costretti dal nostro etereo peregrinare, per fare della nostra presenza, dentro e fuori dalla nostra Arte, l'Heimat irriducibile della nostra immanenza, del nostro corpo, poiché se riconosciamo il "nostro" in qualità di casa-corpo, cioè di bene comune, sarà sensibile l'apertura del nostro sguardo verso la visione di un "noi" plausibile e sincero.